Basilica di San Vitale

San Vitale

La Basilica di S. Vitale, commissionata dal Vescovo Ecclesio nel 526, fu consacrata da Massimiano, terzo successore di Ecclesio,  il 17 maggio dell’anno 547 o 548. Erano occorsi 21 o 22 anni per completare l’edificio, e da allora ne sono passati più di millequattrocento.
Stando alle date, l’edificio fu iniziato sotto il regno dei Goti e fu terminato sotto quello dei Bizantini, la cui conquista avvenne nell’anno 540.
La costruzione fu pagata da Giuliano Argentario, banchiere di origine bizantina, che vi spese 26.000 soldi d’oro.
Questo personaggio era tanto facoltoso che finanziò anche altre costruzioni sacre ravennati, come S. Apollinare in Classe e S. Maria Maggiore.
Purtroppo non si conosce il nome dell’architetto della basilica, che certamente fu un uomo di grande sensibilità artistica e dotato di ardita tecnica di costruzione.
Ammirato fin dall’antichità è il ricco apparato decorativo, che comprende rivestimenti in marmo policromo ed estesi mosaici, oltre a transenne marmoree e capitelli finemente traforati, talvolta impreziositi da raffinate aggiunte in stucco. Nel presbiterio e nell’abside scorrono le scene musive con L’uccisione di Abele, Il sacrificio di Melchisedec, Il sacrificio d’Isacco, Abramo e i tre angeli e Mosè che riceve la Legge. Sulle opposte pareti, nei registri inferiori, sono raffigurati i ritratti di Giustiniano e Teodora, con le rispettive corti, che portano le offerte per la consacrazione della chiesa.

L'edificio è a pianta centrale ottagonale. Esso è  formato da un corpo interno che contiene la cupola, e da un corpo esterno che contiene l’ambulacro e il matroneo. La cupola è costituita da tanti filari di tubi fittili incastrati l’uno nell’altro in modo da realizzare una struttura robusta ma leggera.
La muratura  è in mattoni a vista. E' curioso osservare che i  mattoni siano molto lunghi e sottili (cm 48 di lunghezza e cm 4 di spessore) e siano stati sistemati con interstizi di calce uguali al loro spessore...
Le pareti sono rafforzate da lesene che salgono fino al tetto e da robusti pilastri angolari che terminano con un piccolo timpano triangolare.

All' interno della chiesa, le quinte sono costituite da pilastri che propongono svariate prospettive ed aumentano la profondità degli spazi retrostanti, sempre immersi nella tenue luce dorata filtrante delle vetrate alabastrate.
Il visitatore potrà ammirare le bellissime decorazioni musive della volta che è divisa in quattro settori o vele, da festoni di foglie e frutti che confluiscono al centro dove spicca, bianco, l’Agnello Divino su un fondo stellato. Le quattro vele sono occupate da tralci di acanto che partono da un cespo al centro della base e, con volute sempre più strette, giungono fino alle braccia alzate dell’angelo situato al vertice di ogni vela.

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Sulla parete sinistra potrete ammirare l'episodio biblico che ricorda  la storia di Abramo e del figlio Isacco. A sinistra noterete la capanna dalla cui porta si affaccia la moglie Sara. Abramo offre un vassoio di cibo ai messaggeri divini venuti ad annunciare al Patriarca, che ha 99 anni, la nascita di un figlio. A destra,  Abramo porta il figlio Isacco sulla montagna pronto a sacrificarlo con la spada. E Dio, che voleva solo mettere alla prova l’obbedienza di Abramo, impedisce che il sacrificio si compia: la sua mano esce dalle nuvole del fondo per trattenere quella del Patriarca.   
 

Sulla parete destra nella lunetta si ripropone un altro episodio biblico in  due scene sacre che riprendono il tema dell’offerta. A sinistra Abele vestito da pastore con manto rosso, esce da una capanna e offre un agnellino di fronte ad un altare coperto da un drappo bianco con bordo ricamato, sul quale sono due pani e un calice ansato contenente vino.
A destra, Melchisedec offre un pane. La mano di Dio uscendo dalle nuvole sembra accettare l’offerta.

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vitaleabside.gif (34949 byte) Nel semicatino dell’abside  è raffigurata la scena della Teofania in forma sensibile. Al Centro campeggia un giovane imberbe Redentore vestito di porpora, che siede su un globo azzurro tra due arcangeli. Cristo regge nella mano sinistra il rotolo dei sette sigilli e con la destra porge una corona all’avanzante Vitale che indossa una ornatissima clamide militare. A destra è raffigurato il vescovo Ecclesio, fondatore della Basilica, che presenta il modello della costruzione.
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Nella parete sinistra dell’abside  si staglia un pannello raffigurante l’imperatore Giustiniano con il suo corteggio. Il signore di Bisanzio spicca per la ricchezza della veste di porpora. I personaggi che accompagnano l’imperatore sono raffigurati frontalmente, rigide e senza volume.La scena è vivacizzata dai colori delle vesti dei soldati a sinistra. Alla sinistra di Giustiniano si nota la figura di Massimiano, l’unico personaggio il cui nome è sullo sfondo, che tiene una croce gemmata con la mano destra. Massimiano fu consacrato vescovo di Ravenna a 48 anni, nel 546  Giunse a Ravenna alla fine del 546 o all’inizio del 547.
Fu il primo arcivescovo dell’Occidente.

Nella parete destra dell’abside è rappresentata l’imperatrice Teodora. Essa reca un calice per la celebrazione della Messa. A sinistra è una colonnetta sormontata da una coppa che emana un getto d’acqua. Il corteo è preceduto da due dignitari ed è formato da dame che seguono Teodora. Questo mosaico è  molto più vivace di quello di Giustiniano, in grazia della maggior fantasia e policromia, che distingue la moda femminile da quella maschile. Le figure sono spogliate di ogni spessore materiale ridotte quasi a simboli di aristocratica umanità. Entrambe le scene hanno un valore documentario veramente straordinario. Da esse possiamo dedurre il fasto della corte bizantina, la foggia delle vesti il colore e la decorazione delle stoffe usate.

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vitalecapitello.gif (30839 byte) Una nota particolare meritano i capitelli. I capitelli sono una delle caratteristiche di questa chiesa. Il visitatore potrà osservare la forma del tronco di piramide rovesciata e leggermente rigonfia., quasi per l’effetto del peso. Le quattro facce sono decorate a giorno da un nastro di foglie, ramoscelli e fiori che, attorcigliandosi in regolari volute, finiscono per chiudere cinque circonferenze disposte in modo da formare una croce. I capitelli hanno il gradevole aspetto di merletti di sasso:   opere  nelle quali un paziente lavoro di scalpello e di trapano ha saputo sottrarre alla materia la sua naturale pesantezza. Il lavoro a giorno è qua e là arricchito dal  lumeggiare in oro, da ombre di porpora e da tocchi di verde, ormai poco visibili, ma che dovevano originariamente conferire ai rilievi un aspetto gioiosamente vivace.

Il labirinto dell'anima
Quando si entra nella basilica di San Vitale lo sguardo viene catturato dagli alti spazi, dalle stupende decorazioni musive dell'abside, dagli ampi volumi e dagli affreschi barocchi della cupola. Forse per questa tensione verso l'alto non si nota un piccolo e meno noto gioiello. Nel pavimento del presbiterio, proprio di fronte all'altare, su un lato del pavimento ottagonale è rappresentato un labirinto. Le piccole frecce partono dal centro del labirinto e attraverso un precorso tortuoso portano verso il centro della Basilica. Nei primi anni della cristianità il labirinto spesso era il simbolo del peccato e del percorso verso la purificazione. Trovare la via d'uscita dal labirinto è un atto di rinascita. Una volta completato il percorso del labirinto del pavimento di San Vitale, si possono alzare gli occhi verso l'altare e contemplare i mosaici più belli della cristianità.