Porta Aurea (non esiste più)

Nel periodo romano fu la porta principale della città. Era collegata con l'importante Via Popilia proveniente da Rimini che si apriva verso l’interna Via Decumana.
Si ritiene sia stata edificata nel 42 dopo Cristo dall'Imperatore Tiberio Claudio, lo stesso che fece ricostruire e rinsaldare le prime mura di Ravenna.
Il nome deriverebbe da un grande clipeo dorato (dal latino "Clipeum", termine di probabile origine etrusca: scudo di rame grande e rotondo) posto nella parte alta della costruzione, voluto dallo stesso imperatore. A quel tempo, Porta Aurea doveva rappresentare il passaggio principale della città; da lì partiva la strada per Forlì (Popilia).
La porta, ricca di marmi e prezioso materiale di provenienza orientale, venne depredata al passaggio di Federico Barbarossa prima e di Federico II poi, anche se non fu in questo periodo che essa subì la sua demolizione.
Danni ragguardevoli deve averne certamente subiti anche durante l’assedio di Ravenna, nel 1512, quando le artiglierie di Alfonso II d’Este, alleato dei Francesi, misero a ferro e fuoco la città.Solo nel 1540, il cardinal legato Guido Ferreri, visto lo stato precario della porta, ne ordinò la demolizione, autorizzando l’utilizzo di parte del materiale di recupero per la costruzione di una nuova porta nel Borgo San Biagio (l’attuale Porta Adriana, chiamata anche, per questo motivo, Port’Aurea Nuova).
Altri resti di Port’Aurea furono utilizzati, in diverse occasioni, per i lavori di restauro di Porta Serrata.
Era certamente di bella architettura ed egregiamente decorata. Indubbiamente rappresentava l'ingresso più importante della città tenuto conto che da quella parte, (in conseguenza delle colmate alluvionali dei fiumi Ronco e Montone,) non c'erano più paludi, ma solo terra ferma.
La porta, costruita a doppio arco, era fornita di due aperture laterali ed era fiancheggiata da due torri cilindriche, come possiamo vedere da questa immagine che ci è stata tramandata da un vecchio sigillo medioevale.