LA FINE DEL DOMINIO BIZANTINO

 

I Longobardi

Nel 568, un nuovo popolo penetrò in Italia, i Longobardi, una massa di guerrieri, uomini, donne, vecchi, bambini, carri con masserizie e provviste, bestiame di ogni genere, al comando di re Alboino.

Alla venuta dei Longobardi il prefetto Longino, mancando di un esercito forte, si ritirò a Ravenna, lasciando alle singole città la cura della propria difesa e permettendo ai nuovi invasori di estendere le loro conquiste a gran parte dell'Italia.

Dal 572 l'Italia si trovò così divisa in due parti:

-una parte occupata dai Longobardi, detta LONGOBARDIA, formata da un territorio tutto collegato con capitale Pavia;

-una parte bizantina, detta ROMANIA (da cui deriverà poi il nome Romagna) con capitale Ravenna, che comprendeva diversi territori attorno alla nostra città (Esarcato), cinque città della costa adriatica a sud della città (Rimini, Pesaro, Fano, Senigallia e Ancona: la così detta Pentapoli), un territorio attorno a Perugia, Roma, Napoli e infine la parte più meridionale dell'Italia.

 

Alboino, Rosmunda, Ravenna

Nel 572, dopo 3 anni di regno, Alboino improvvisamente morì, vittima di una congiura ordita dalla moglie Rosmunda. Questa si era così vendicata del marito che le aveva ucciso il padre e nel cui cranio era dal marito costretta a bere durante i banchetti.

Dopo il delitto, Rosmunda fuggì a Ravenna con uno dei cospiratori, Elmichi, scudiero e fratellastro di Alboino.

Nella città fu accolta da Longino con tutti gli onori; infatti al prefetto non pareva vero di poter mettere le mani sul tesoro reale che la regina aveva portato con sé. Longino, facendole balenare la possibilità di divenire la "prima Signora" di Ravenna la indusse a sbarazzarsi di Elmichi. Un giorno, mentre questi stava facendo un bagno, Rosmunda gli offrì un bicchiere di cordiale. L'uomo, dopo averne bevuto alcuni sorsi, fu colto da violenti dolori. Uscì barcollando dalla vasca, brandì la spada e costrinse anche Rosmunda a bere.

I due cadaveri vennero scoperti dopo alcune ore.

 

La fine del dominio longobardo a Ravenna

A Ravenna risiedeva l’Esarca: questi era il rappresentante dell’Imperatore in Italia e aveva tutto il comando nelle sue mani. Era l’Imperatore che nominava l’Esarca; questi risiedeva nel palazzo che era stato di Teodorico.

L’esarcato durò fino al 751, anno nel quale anche Ravenna fu occupata dai Longobardi (guidati dal re Astolfo) e l’Esarcato cadde.

Il Papa preoccupato per la potenza dei Longobardi e nel timore che essi  potessero conquistare anche Roma, chiese aiuto al re dei Franchi: Pipino, che gli promise di riprendere i territori bizantini caduti in mano ai Longobardi  e di fargliene dono.

Pipino sconfisse i Longobardi e mantenne la promessa, nel 756 il Papa si trovò a governare un territorio che comprendeva l'Esarcato, la Pentapoli ed il Lazio.

Il figlio di Pipino, Carlo, sconfisse definitivamente i Longobardi e inglobò i loro territori nel suo regno (rimase indipendente solo il ducato di Benevento).