IL MAUSOLEO DI GALLA PLACIDIA

 

 

Questo è l’edificio ravennate più antico che conservi intatti i suoi mosaici, fatti principalmente di tessere di vetro per esaltare al massimo la luce.

Il Mausoleo di Galla Placidia era collegato alla Chiesa di S. Croce da un portico, il “nartece”, dove sostavano i catecumeni e i peccatori.

E’ detto impropriamente “Mausoleo”; Galla Placidia morì a Roma e vi fu sepolta nella tomba teodosiana.

Eretto entro la prima metà del V secolo, il mausoleo di Galla Placidia è antecedente di circa un secolo alla chiesa di S. Vitale. In origine il mausoleo era collegato alla Chiesa si Santa Croce, di cui si vedono i resti al di là della stradina adiacente. Il tempietto è a forma di croce latina, sormontato da una torretta quadrata; ha finestrelle a forma di feritoie, protette da lastre di alabastro. L’esterno, molto semplice e sobrio contrasta con l’interno sontuoso, interamente rivestito di mosaici e di marmi colorati.

All’interno si dovrebbe soltanto guardare per comprendere la delicatezza delle tinte, meravigliose su un fondo indaco.

 

Nella lunetta di fronte, pieni di stupore ammiriamo i mosaici splendenti raffiguranti S. Lorenzo (il fuoco, la graticola furono gli strumenti del suo martirio) e una piccola biblioteca contenente i quattro Vangeli. Le sue braccia si muovono, la veste svolazza, le lingue di fuoco sembrano vive!

L’arte del mosaico proveniva dall’Oriente, ma i Romani vi diedero una propria impronta: non presentavano le figure rigide, immobili; vediamo i personaggi atteggiati in varie posizioni, in movimento sullo sfondo di un paesaggio naturalistico.

 

La cupola è un cielo notturno trapunto da 570 stelle d’oro.

Nei quattro lunettoni, sotto la cupola, otto figure solenni in abiti lunghi, bianchi: hanno il braccio teso verso la cupola, quasi ad indicare la Croce; dalle chiavi riconosciamo Pietro.

 

Fra i personaggi un vaso colmo d’acqua e due colombine: le anime che si dissetano alla verità eterna.

Oltre alle scene sacre e alle figure dei santi si può ammirare un’incredibile varietà di stelle, fiori frutti e motivi decorativi in un incredibile trionfo di colori.

Nelle lunette in fondo ai due bracci corti ci appare un laghetto d’acque ondeggianti, verso cui avanzano, fra spirali d’acanto, due cervi:

“…come il cervo desidera la fonte delle acque,

così, o mio Dio, l’anima desidera Te...”

 

 

Nella lunetta sopra la porta di ingresso, il Buon Pastore imberbe con il suo gregge: è rivestito con una tunica d’oro, seduto su una roccia, in mezzo ad un paesaggio campestre, con alberi, erbe e cespugli. Le pecorelle voltano tutte la testa verso il Redentore e richiamano nella loro disposizione la Croce, di cui Gesù è il centro.

Luoghi come questi ci mostrano una tappa del progresso umano, della Storia, perché la storia non è soltanto un succedersi di guerre: è la storia dell’uomo e delle cose da lui create.

 

 

 

DAVANTI A GALLA PLACIDIA

 

Ė questa la dimora della morte?

Son mura di un sepolcro o son sogni?

O le volte del cielo qui congiunsero

le arcate d’oro delle loro stelle?

Questa tua tomba fulgida di stelle,

questo tetto, splendente su di te, dice:

- Se anche in ciel si spegneran le stelle,

e su di noi morrà l’ultima stella,

anche se il cielo vestirà gramaglie,

qui splenderanno ancora le tue stelle.

Aloi Graduik